immi – SPIRAL (by Zefis)
14 dic 2010 1 commento
in immi

cd cover
Sì, in Giappone l’electropop sta morendo: oramai chiunque, ivi comprese le grandi dive, vi si buttano a capofitto con risultati alquanto discutibili, lasciando chi il genere lo tratta di mestiere in uno stato di semianonimato sconcertante. Mayu Nakazawa, in arte immi, ha purtroppo visto subire sulla sua pelle questo trattamento, tagliata fuori da ogni possibilità di successo e di apprezzamento che non fosse dei pochi nerd amanti della buona elettronica che hanno visto bene di spolverare un attimo le sue produzioni. E’ stato anche così che la nostra ragazza è riuscita a farsi notare dalla Sony e ottenere un contratto major, che le ha permesso di realizzare quello che covava da tempo.
Se infatti le sue prime creazioni electro guardavano inesorabilmente al passato, passando dalla new wave inglese al synth pop di inizio anni ’90 per sostare su lande urban pop di fine millennio, con l’ultimo disco “SPIRAL” la musicista effettua una rivoluzione sonora impressionante, volgendo stavolta il suo sguardo verso l’attualità più prossima. Attenzione però: è un’attualità comunque rimodellata con un tocco vintage che comunque è una costante fissa, una coordinata imprescindibile del modus operandi della cantautrice. Per rendersene conto, non ci vuole molto tempo: già la traccia d’apertura “Secret place”, con la sua intro dagli echi dream-pop, esplode in una deflagrazione sonora di battiti e controbattiti house anni ’90, su cui serpeggia sinuosa la voce della cantante, che veste i panni della femme-fatale lussuriosa e letale. Sensazioni sonore che per dire, in “Switch” (il suo album indie), non erano state sfiorate se non di striscio, e comunque rielaborate verso una direzione più attinente al mondo urban.
Ma gli espedienti innovativi non si limitano soltanto a questo: si prendano ad esempio le due successive “Fight back” e “Sign of love”. Le nuove stratificazioni sonore che si riescono a percepire nel tessuto musicale dei pezzi hanno veramente dello straordinario, materia che yasutaka nakata (tanto per citare il più grande produttore di electropop dell’ultimo decennio) ancora non è riuscito a trattare con così grande vivacità e ricchezza di particolare. Le piccole particelle sonore che si respirano nelle fitte textures dei due brani sopracitati, miscelate ad un’ottima ricerca melodica, le rendono due gioiellini, sulla quale struttura MEG avrebbe potuto rimediare molti degli strafalcioni degli ultimi anni e ravvivare la sua carriera. Ma Mayu non si limita solo a questo….
Assolutamente no, perché la nostra, in un vero e proprio delirio di onnipotenza, tende a togliere ogni freno alla sua creatività ed imprimere ad ogni pezzo la sua forte personalità, variando di volta in volta le coordinate stilistiche su cui soffermarsi: si passa così dallo rispolverare un nu-jazz raffinato e galante nelle trame di “No. 1 girl” (che tanto strizza l’occhiolino a certe produzioni della prima Róisín Murphy solista), al proporre un drum&bass narcotico con la pulsante “Black or white”, nel quale immi riesce a destreggiarsi con estrema naturalezza sopra un pavimento di mine vaganti. Il vero capolavoro però arriva a metà disco, e parliamo proprio di “Alice”: rampante cavalcata da cinque minuti e mezzo, ci mostra la protagonista del romanzo di Carroll alle prese con uno scenario futuristico di proporzioni immani, tra autostrade affollate e scenari urbani di rara violenza, più che altro preda dei suoi lupi interiori che alle prese col lupo cattivo della favola. Semplicemente impressionante.
Pochissime le defaillance e i cali di tensione: la poco edificante “Jeezy peezy”, che propone un caos strabordante di clangori metallici, polifonie infelici in eterna rincorsa e beats troppo incostanti, e la blanda “Step up”, un esercizio un po’ retorico di electropop etereo alquanto prevedibile e zuccheroso, di cui ha dato prove ben migliori in passato. La certezza comunque è che ci troviamo di fronte ad una delle prove più riuscite della nuova ondata di artisti elettronici, con una tracklist corposa e ricchissima di spunti, e una costruzione del suono poderosa, ma mai tronfia. Non ci resta veramente da dire altro, se non augurare a immi che la sua ricerca nell’espandere i confini della j-electro sia sempre più fruttuosa!! Ascoltatelo e amatelo senza riserve, non ve ne pentirete!
Voto: 9
*raccomandato*


















