Hikaru Utada – ULTRA BLUE

album cover

A due anni dall’uscita ufficiale del primo album in lingua inglese, finalmente Hikaru decide di prendere ancora una volta in mano la penna, e dare vita al suo 4° album. Un disco a metà fra il pop etereo di DEEP RIVER e il tocco elettronico di EXODUS. Nonostante il grande successo ottenuto grazie ai vari premi vinto con l’uscita dell’album, ULTRA BLUE vende approssimativamente 910.000 copie, diventando il primo disco dell’artista a non superare il milione di copie vendute.

This Is Love si apre con una bella base elettronica influenzata da sinfonie orientali, amplificate dall’uso di strumenti tradizionali. La voce della ragazza comanda la melodia con grande classe e riesce a dare un’interpretazione senza dubbio piena di pathos. I cori che accompagnano la voce di Hikki danno spessore al brano e lo rendono senza dubbio più interessante. Anche la seguente Keep Tryin’ ha una base elettronica, ma l’atmosfera creata dalla melodia è più sognante, come se la canzone si svolgesse in un sogno, uno allegro ovviamente. La canzone raggiunge i suoi picchi nel ritornello dove sfoga tutta la sua bellezza. BLUE è l’esempio di una title-track perfetta, che raccoglie l’essenza di un album in poco più di 5 minuti. Nonostante una piccola vena malinconica che si può sentire in alcune strofe, Hikaru ha un tono prevalentemente dolce, accompagnato dall’immancabile pianoforte e da effetti elettronici molto ben utilizzati per dare forza al brano. Nichiyou no Asa è una bel flashback, un ricordo delle melodie R’n'B degli inizi, e ovviamente con una base più elaborata questa canzone rimane comunque semplice ma incantevole grazie alle melodie soffici e dolci. Del tutto diversa è Making Love che si apre con il suono di tamburi. Una canzone dalla melodia spensierata e allegra, che mostra una Hikki tranquilla e felice. La voce nasconde un’entusiasmo frizzante e primaverile, come la base della traccia. Dareka no Negai ga Kanau Koro mi ricorda tantissimo il mio adorato DEEP RIVER. Una melodia spoglia, dove un pianoforte e una chitarra accompagna la dolce e struggente interpretazione di Hikaru con una meravigliosa base acustica. Una canzone che mette i brividi, così come COLORS che mostra i segni di un iniziale sperimentazione da parte dell’artista, essendo la canzone uscita 6 mesi dopo il suo terzo album, che aveva un sound completamente diverso. COLORS si veste di un’atmosfera misteriosa, a tratti sensuale, dove la potente voce di Hikki domina incontrastata, per creare un’effetto senza dubbio epico. One Night Magic feat. Yamada Masashi è una canzone allegrissima, senza dubbio un cambio che si sente nell’album, e che io personalmente non riesco a mandare giù. Tolto il testo alquanto bizzarro e carino, la base non riesce per niente ad attirare la mia attenzione. Il pezzo peggiore del disco, senza dubbio. Kairo la troviamo vorticare in mezzo ad una melodia forte e triste allo stesso tempo. I suoni strazianti degli strumenti si mescolano potentemente con la voce di Hikki, che quasi sembra dover piangere a tratti. WINGS ci ripropone di nuovo quei toni spensierati che poco prima avevamo già sentito. É veramente piacevole sentire un’ Hikki così dolce e spensierata. Be My Last invece ci porta  una ventata di nostalgia, triste nostalgia. Una canzone che ancora una volta mostra la grande maturità che la cantante possiede, una maturità notevole per la giovane età. Una canzone che non stanca mai, forse per le lunghe note che si ripetono nel ritornello o per l’effetto avvolgente della voce della ragazza. Dopo Eclipse che ci fa da misteriosa e particolare interlude troviamo la magica Passion. Una delle canzoni più belle dell’intera carriera della ragazza. Il ritmo incredibilmente orecchiabile e misterioso riescono a rendere il brano una calamita per le orecchie, e la voce  non fa che amplificare questo effetto. Sembra quasi di essere catapultati in un mondo parallelo, pieno di nebbie e figure strane.

Senza dubbio questo album non può che confermare la grandezza di questa artista che per l’ennesima volta sfodera tutte le sue abilità nel creare, dando vita ad un disco emozionante, pieno di energia, mistero e sentimento.

Voto: 9.5

Hikaru Utada – Exodus

album cover

Primo album inglese per la famosa Hikaru Utada, quarto album in totale. Rilasciato in Giappone il disco ha un gran successo nonostante la lingua, e riesce a vendere più di un milione di copie. Un paio di giorni dopo al Giappone,è toccato al Nord America dove l’album vende poco meno di 60.000 copie. Infine, durante il mese di Ottobre del 2004 esce in alcuni paesi dell’Europa, e in Novembre tocca al Brasile. L’uscita nel Regno Unito, avviene in ritardo di un anno, dunque solo nel 2005. In totale il disco vende più di 1.5 milioni di copie.

Opening: un sound diverso, particolare, ancora più diverso dalla novità del Deep River. Non dice molto su come sarà l’album, se non che ci saranno molte sperimentazioni.

Devil Inside: una canzone che dal titolo lascia intendere molto. Una base ritmata, forte, decisa, che non lascia respirare. Una voce decisa, matura e potente. Un ritornello frenetico che con le sue melodie arabeggianti riesce a conquistarti subito. Un sound dark, che ancora non avevamo sentito da parte sua.

EXODUS ’04: la title track è di sicuro, almeno secondo me, l’anima dell’album. Ancora sentiamo suoni ispirati all’Oriente, mescolate con melodie fortemente R&B, ma in una ricetta più sperimentale. Una canzone abbastanza pacata, ma che ti conquista subito grazie al fatto di essere molto orecchiabile.

The Workout: è una canzone che ci regala uno stile ancora diverso. All’inizio la voce è solo seguita da pesanti beat, che danno poi spazio ad una melodia elettronica incalzante. Devo dire che però stavolta la vera protagonista della canzone è la voce di Hikki, perchè la base è veramente ridotta al minimo in questa traccia.

Easy Breezy: primo singolo inglese, questa canzone è chiaramente poppegiante. una melodia estiva, come il video che è stato girato. Un po’ banale, ma veramente orecchiabile e allegra.

Tippy Toe: è una traccia stranissima al primo ascolto. Dopo un’inizio molto misterioso, parte una base ritmata e interessante. Devo dire che apprezzo la particolarità del pezzo, ma secondo me è la canzone peggiore del disco.

Hotel Lobby: grazie ad una melodia leggermente più usuale e meno originale, da spazio ad una canzone veloce. La voce di Hikki è molto bella e piacevole nonostante si mantenga su note abbastanza basse rispetto al solito.

Animato: ancora una traccia dai suoni particolari, misterioso, ma comunque tranquilli e calmi. Devo dire che in certi punti la canzone mi ricorda la Björk di Volta, il che di sicuro non è una pessima cosa, anzi, ottima!

Crossover Interlude: un interlude abbastanza inutile.

Kremlin Dusk: con un’inizio calmo ma coperto da una melodia misteriosa e seria, la canzone da spazio poi ad una melodia più chiara e precisa. Una performance vocale degna di note, piena di sentimento e bravura! Verso i 3° minuto la canzone diventa una traccia più frenetica, dal ritmo stupendo e potente.

You Make Me Want to Be a Man: ricoperta da evidentissime influenze orientali, questa canzone dalla base elettronica è di sicuro uno dei gioiellini del disco. Si possono anche notare bene gli usi degli strumenti tradizionali che non sfuggono all’orecchio.

Wonder ‘Bout: è qualcosa di normale, è come se ti cascasse il mondo addosso dopo la traccia precedente. Una canzone R&B semplice, influenzata da quello stile latino americano che il bel Justin Timberlake ci ha presentato all’inizio del III millennio. Niente di eccezionale.

Let Me Give You My Love: sicuramente molto più originale della precedente, anche se a lungo andare il ritmo risulta troppo ripetitivo. Come sempre la voce della cantante è magnifica, e poco adatta a canzoni così poco elaborate.

About Me: questo brano di chiusura è fantastico secondo me perchè come stile mi ricorda tantissimo le canzoni acustiche delle cantautrici americane. Adoro l’atmosfera leggera e tranquilla che si respira per tutta la durata del brano.

L’ascolto di questo disco è veramente impegnativo e difficile. Di sicuro non è al primo ascolto che si entra nell’atmosfera del disco. Uno dei dischi migliori che io abbia mai sentito per quanto riguarda un’artista che cerca di entrare nel mercato mondiale da un mercato nazionale.

Voto: 8/9

Hikaru Utada – DEEP RIVER

album cover

Terzo album per la ultra famosa Utada Hikaru. Uscito nel Giugno del 2002 l’album si dimostra essere un’altro record per la cantante, perchè con le sue 3.605.000 copie vendute, è 8° disco più venduto di sempre nel Sol Levante. Uno dei migliori album che io abbia mai sentito in Giappone personalmente, un cambio di stile radicale.

SAKURA Drops: una canzone particolare, che fino ad ora, non avevamo mai sentito, specialmente per quanto riguarda Hikki. Molti sono gli strumenti utilizzati fra quelli tradizionali e quelli tecnologici. Un’atmosfera densa di emozione e mistero, che non stanca mai. Di sicuro una delle migliori canzoni di Hikaru.

traveling:  con l’allegra e brillante invece scopriamo un’Utada più rilassata, più divertita e spensierata. Una canzone senza dubbio pop, ma che riesce a trascinare grazie alla bellezza della voce della cantante e della base che comunque è particolare e nuova per la cantante.

Shiawase ni Narou: seguendo troviamo questa tranquillissima traccia che con la sua melodia dopo una parte a pianoforte si trasforma in una canzone R&B che di sicuro nei suoi album precedenti, non avevamo mai sentito grazie alla sua struttura ben elaborata e completa.

Deep River: eccoci finalmente arrivati alla prima ballata del disco. La title-track è una fantastica canzone, che strumentalmente è accostabile a SAKURA Drops, ma non è così particolare. Una base decisa, una performance vocale stupenda, che non esita nelle note più alte. Un vero gioiellino, che di sicuro non va perso.

Letters: una canzone più movimentata, ma comunque intensa, con quel ritmo frenetico e malinconico che si scontrano fra di loro. Il ritornello è sicuramente la parte più interessante e particolare del brano. Niente male, anche se nell’album c’è di meglio.

Play Ball: una canzoni sicuramente più tranquilla della precedente. Nonostante abbia una melodia un po’ R&B specialmente nel ritornello, gli strumenti usati, tutti molto particolari, non la rendo per niente noiosa. Anzi più la si ascolta, più si captano strumenti diversi.

Tokyo NIGHTS: è sicuramente molto particolare come tutte le canzoni del disco, ma troviamo un’ennesimo esperimento: strumenti classici fusi a strumenti più attuali e elettronici. Una canzone frenetica che di sicuro rispecchia la vita notturna della grande capitale.

A.S.A.P.: una traccia che cerca di mescolare il suo vecchio stile con questo nuovo stile più pop. Sinceramente questo mix mi risulta un po’ strano, e non sono riuscito a digerire del tutto la canzone che ancora oggi per me è la peggiore del disco.

Uso Mitai na I Love You: secondo me è puro orgasmo per le orecchie!!! Con tutte le sperimentazioni di questo disco, di sicuro una canzone rock non poteva mancare, e il risultato è qualcosa di stupendo e potente. Una canzone che non ha nemmeno bisogno di tante descrizioni. Fantastica e basta!

FINAL DISTANCE: per chi non l’avesse capito, io adoro le ballate, e questa canzone è una fantastica ballata! Il pianoforte accompagna per tutta la canzone la dolce voce della cantante, che piena di emozione riesce quasi a farmi piangere. Per chi non lo sapesse, questa è una nuova versione di DISTANCE, title track dell’omonimo album.

Bridge (interlude): una breve pausa prima della canzone finale. Una canzone che inizia con i suoni che assomigliano ai battiti di un cuore, accompagnati poi da vari strumenti, in particolare violini, che la rendono particolare e moderna.

Hikari: una delle canzoni più famose della cantante, che in molti definiscono il suo miglior lavoro. Hikaru ha fatto veramente un buon lavoro, ma nei successivi album sentiremo tracce migliori. Una canzone che ha una lieve melodia R&B che si mescola con qualcosa di più acustico grazie alle chitarre. Forse la versione inglese del brano è più fluida.

Beh cosa posso dire? L’album secondo me migliore di Hikki, e anche uno dei più belli che io abbia mai sentito nella mia vita. Un album che sperimenta, particolare, introspettivo, allegro, forte. Il disco ideale. Un’ascolto che consiglio a tutti! Credo di aver fatto un ottimo acquisto con questo disco!

Voto: 10 

>*RACCOMANDATO*<

Hikaru Utada – Distance

album cover

Secondo progetto discografico di Hikaru Utada. A ben due anni dal disco di debutto, questo album è pronto per superare ancora altri record, come quello per la prima settimana di vendite più alta di sempre con ben 3.002.720 copie vendute. In totale l’album raggiunge 4.472.343, circa la metà di quelle vendute da First Love.

Wait & See ~Risk~: continuiamo a sentire le melodie R&B che nel primo album erano molto intense. La voce sembra sia leggermente migliorata e rende la canzone interessante e piacevolmente ballabile.  La base è abbastanza potente e affascinante con le sue melodie ritmate.

Can You Keep A Secret?: una delle canzone più belle dell’album. Una base ritmata e una voce sentimentale sono gli ingredienti giusti per rendere il tutto molto bello e orecchiabile. La melodia si compone anche da parte più movimentate e parti più statiche.

DISTANCE: la title track si presenta con una piacevolissima melodia spensierata e leggera. La voce raggiunge punti alti, ma la Utada, non sembra avere difficoltà a raggiungerle. Sinceramente preferisco il ri-arrangiamento presente nel suo successivo album DEEP RIVER.

Sunglasses: con una melodia abbastanza sognante, si propone con un miscuglio pop/R&B che sinceramente dopo brani così ben fatti, mi lascia stupito. La canzone è abbastanza blanda e non riesce ad emozionare più di tanto, nonostante la base sia carina.

Drama: una canzone che mi ha stupito, ma stavolta perchè troviamo la nostra Hikki intenta a sperimentare un genere mai “usato”prima: il rock. La base non è male, molto ben fatta e ben arrangiata, ma la voce nella canzone stona secondo me e la trovo inadatta.

Eternally: una dolce ballate su uno stile abbastanza pop da non essere accostata a First Love. Sinceramente non mi ha entusiasmato tantissimo sia a livello di base, che a me pare molto vuota, che a livello vocale dato che non mi lascia niente se non una voce vuota.

Addicted To You : una canzone dalle chiare influenze R&B . Con un ritmo abbastanza spedito, Hikki si destreggia discretamente nel cantare, ma purtroppo trovo la base troppo noiosa e un po’ anonima, insomma, non mi dice molto.

For You: sembra una canzone R&B, ma stavolta con una vena abbastanza malinconica. Meglio di Addicted to You ma sinceramente l’R&B così scialbo non mi piace molto…preferisco i suoi lavori futuri.

Kettobase!: con un ritmo e una base molto originale, questa canzone mescola le chitarre elettriche, con effetti elettronici molto piacevoli e ben utilizzati. L’Utada canta freneticamente e il risultato non fa che essere veramente bello. Un ritmo veramente orecchiabile.

Parody: anche questa canzone è particolare grazie ai suoni che prima non avevamo mai sentito. Un ritmo molto cadenzato e orecchiabile accompagna la perfetta voce di Hikki in un ritornello molto trascinante e ritmato.

Time Limit: ancora una traccia allegra e frizzante, stavolta R&B. Non male come canzone, molto orecchiabile e carina, anche se manca sentimento nella sua voce. Il ritornello è sicuramente la parte migliore di tutto il brano.

Kotoba Ni Naranai Kimochi: una pista dai suoni molto elettronici mescolati ad una melodia palesemente R&B. Un miscuglio orrendo secondo me. La voce non è male, ma la base rovina tutto.

A chiudere l’album ci penserà poi la bonus track HAYATOCHI-REMIX che si tratta di un remix della b-side del singolo Wait & See ~Risk~. Un album niente male se comparato al piatto e poco entusiasmante disco di debutto. Notiamo un piacevole cambiamento verso uno stile più pop.

Voto: 6.7

Hikaru Utada – First Love

album cover

Primo album da solista per una delle cantanti più amate del Giappone. Uscito nel lontano 1999 l’album è ancora un traguardo da superare per vendite, essendo l’unico album giapponese ad aver venduto quasi 8 milioni di copie nel proprio territorio e più di 10 milioni di copie a livello mondiale.

Automatic: primo singolo dell’artista, e quasi sicuramente una delle canzoni migliori dell’album. Un sound molto R&B/dance molto coinvolgente, che entra in testa molto velocemente. La voce qui è molto bella e adatta.

Movin’ on without you: canzone più ritmata della precedente, mostra un lato più R&B e più movimentato della cantante. La base è molto potente e coinvolgente, ma la voce seguita da quei fastidiosi echi non è proprio il massimo.

In my Room: prima ballata dell’album si presenta con un sound chiaramente R&B, di certo poco entusiasmante e abbastanza noiosa. La voce si, è gradevole, ma la trovo piatta e senza sentimento, mentre la base è vuota e poco elaborata.

First Love: seconda ballata dell’album, e anche una delle canzoni migliori dell’album. Un ritmo lento e avvolgente accompagna la calda e dolce voce di Hikki, seguita da un pianoforte e poi da una chitarra.

Amai Wana ~Paint It, Black: torniamo alle canzoni ritmate con questa scadente melodia R&B dai toni freschi e ritmati. Non mi ha molto emozionato, e nemmeno la base che non mi dice molto, quasi insulsa per quello che ci si poteva fare su con un po’ più di tempo.

time will tell: una semplice canzone pop senza troppe pretese che si presenta con una melodia calma e poco emozionante. Non riesce ad entrare in testa, forse per il tono noioso che la voce ci presenta e anche per la base abbastanza scarsa.

Never Let Go: un’altra ballata, stavolta molto più oscura di quelle offerteci precedentemente. La voce è molto ovattata e gli strumenti la coprono. La canzone chiaramente influenzata dall’ R&B non è eccezionale, ma nemmeno orrenda.

B&C ~album version~: una melodia pop spensierata ci toglie via la pesantezza accumulata col brano precedente. Un brano che vuole sembrare frizzante e arioso, e invece io trovo che la base sia molto scadente e poco interessante. Si sente benissimo che la voce deve ancora ben affinarsi.

Another Chance: ancora una traccia abbastanza ritmata, con quelle chiare e immancabili influenze R&B che tanto caratterizzano questo album. Nonostante sia ritmata, si può sentire nella voce un po’ di malinconia. Un brano appena sopra la sufficienza.

Interlude: un brano completamente inutile e enormemente fastidioso secondo me.

Give me a Reason: nonostante inizi lentamente, il seguito, seppur rimane rallentato, è molto più ritmato. La canzone non mi dice molto e la trovo abbastanza inutile, un fillers.

Come primo album, non è malaccio. Una caterba di canzoni R&B che non mi dicono molto, e che nel panorama musicale di quegli anni erano canzoni abbastanza scontate e noiose. Sicuramente a sentirle adesso viene nostalgia, ma musicalmente parlando quest’album non mi piace. Hikki, fortunatamente, avrò tempo per rifarsi durante gli anni seguenti rilasciando album che saranno vere perle.

Voto: 5.5

Utada Hikaru – Hymne a l’Amour ~Ai no Anthem~

digital single cover

Hymne a l’Amour ~Ai no Anthem~, singolo digitale rilasciato dalla famosissima Hikaru Utada, cover della stupenda canzone della francese Edith Piaf. Le lyrics della canzone sono sia in francese che in giapponese.

La canzone ha un’arrangiamento pop con l’aggiunta di venature jazz a condire il tutto. La sua voce è magica, adattissima a questo genere di canzoni, ma c’è qualcosa che non convince, e credo sia proprio l’arrangiamento che verso il minuto 3 varia per poi tornare uguale all’inizio rendendola noiosa da ascoltare. Come molti credo che poi la lunghezza della canzone non aiuti per niente e peggiori soltanto le cose.

Spero soltanto che gli altri 4 inediti dell’ Utada Hikaru SINGLE COLLECTION VOL. 2, siano migliori e più trascinanti.

Voto: 7


Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 49 other followers